Creativity Inside

Il metodo creativo

muoversi e ricaricare

Posted on | aprile 10, 2012 | No Comments

1865 = Antonio Pacinotti presenta la dinamo che trasforma il movimento in energia elettrica.

Prima dell’invenzione della dinamo l’unico modo di produrre corrente elettrica era tramite la pila e la batteria piombo-acido, metodi molto costosi e poco efficienti, tanto che l’unico utilizzo pratico dell’elettricità riguardava unicamente il telegrafo.

La macchinetta di Pacinotti riveste un’enorme importanza perché segna l’inizio dello sfruttamento a livello industriale dell’energia elettrica: funziona sia come motore a corrente continua, sia come dinamo.

La storia di questa macchina, che ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo tecnologico, è stata piuttosto tormentata, vista l’annosa questione della sua paternità; ancora oggi c’è chi dubita che il primo creatore della macchina sia stato Pacinotti e attribuisce l’invenzione a Teofilo Zenobio Gramme, un belga che lavorava nell’officina parigina “Froment”. Il grande scienziato pisano costruì la sua macchinetta come amava definirla, tra il 1858 e il 1860; egli iniziò a lavorare con un accanimento inesausto al suo progetto, convinto com’era dell’”importanza grandissima che avrebbe avuto la creazione di una macchina capace di trasformare il lavoro meccanico in elettricità”.

Lo scienziato descrisse in modo completo e dettagliato la sua macchina già nel 1861, ma tardò a pubblicare l’articolo, che apparve sulla rivista Il Nuovo Cimento solo nel 1865. In quello stesso anno Pacinotti intraprese un viaggio a Londra e Parigi, per alcune ricerche; fu proprio in quella occasione che incontrò Teofilo Zenobio Gramme, colui che sarebbe diventato l’usurpatore (così lo definì Werner Siemens in una lettera inviata a Pacinotti nel 1875) della sua invenzione.

In occasione della visita alla fabbrica Froment per l’acquisto di un micrometro, Pacinotti si trovò a discutere col signor Dumoulin, succeduto al Froment, “sulla possibile utilizzazione dell’elettricità come forza motrice, questione che la Casa Froment studiava da vari anni senza però riuscire ad ottenere nessun risultato industrialmente pratico. “Pensai che l’occasione era ottima per poter parlare del mio motorino”. Pacinotti pensava sicuramente di aver trovato la via per produrre industrialmente la sua macchina e non pensò alla possibilità che i due potessero approfittare della sua bonomia e della sua ingenuità.

Da uomo fiero e onesto quale era, Pacinotti non si accanì contro il rivale; tuttavia, perché gli venissero riconosciuti i giusti meriti, egli scrisse in più occasioni sulla sua macchina, rivendicandone i diritti.

E, a distanza di circa 150 anni, è tutto made in Italy anche uno dei dispositivi più interessanti nel campo dell’energy harvesting, il processo per cui l’energia, proveniente da sorgenti alternative, viene catturata e salvata. Si tratta delle prime scarpe a recupero energetico, realizzate grazie a un’idea di quattro ragazze del liceo scientifico ‘C. Salutati’ di Montecatini terme, sotto la supervisione del Consiglio nazionale delle ricerche.

L’idea è quella di inserire all’interno della scarpa un dispositivo che sfruttando i principi dell’elettromagnetismo converta l’energia meccanica prodotta dalla camminata in energia elettrica. La scarpa funziona in questo modo: all’interno del tacco è inserito un piccolo avvolgimento elettrico di un paio di centimetri, un solenoide, con dentro un magnete mobile: il movimento del piede provoca lo spostamento del magnete, quindi la variazione di campo magnetico che serve per produrre l’elettricità. L’energia prodotta viene accumulata in una batteria che, collegata con un filo al solenoide, può essere portata in tasca.

Il filo  che esce dalla scarpa sale lungo le gambe (se si corre in tuta, può essere agganciato facilmente ai pantaloni oppure fatto passare al di sotto di essi). L’energia accumulata può essere così utilizzata per caricare la batteria di oggetti di elettronica quali telefoni cellulari, lettori musicali, navigatori satellitare.

E, all’estero, c’è  il caso della palestra innovativa aperta negli Stati Uniti, la Green Microgym di Portland, nell’Oregon. In collaborazione con la texana Henry Works ha installato la Human Dynamo, che collega più cyclette a una batteria che accumula l’energia generata dalle pedalate: se si calcolano 100 watt a cyclette in una palestra che ne ha 40, questo significa che si possono produrre quattro kilowattora.

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