Creativity Inside

Il metodo creativo

L’intelligenza Creativa

Posted on | marzo 26, 2012 | No Comments

INTERVISTA 7th Floor a ISABELLA DELL’AQUILA  di Micol Koch a proposito del libro “L’intelligenza creativa”

Due mezza di pomeriggio in una qualsiasi casa romana. Una macchinetta del  caffè borbotta richiamando l’attenzione. Devo ammettere di essere nervosa, molto di più rispetto al solito: non capita spesso di dover intervistare la propria madre. Mi alzo e vado a spegnere il caffè, me ne verso un po’ e guardo la donna che dovrei intervistare, troppo presa dal suo lavoro per accorgersene. Perché è così che succede quando qualcuno ama il proprio mestiere, in questo caso forse sarebbe più opportuno dire quando qualcuno crede nel proprio mestiere. Spesso ci figuriamo la creatività come una cosa intangibile, astratta e, ammettiamolo pure, del tutto inutile. Io stessa per anni sono stata la prima a crederlo. Poi però ho per un attimo abbassato le mie difese, la mia razionalità e sono stata rapita da questo mondo. Un mondo forse stravagante, che per alcuni versi può ricordare quello ritratto da Lewis Carroll, ma nel quale per ogni problema ti vengono date più soluzioni, del tutto reali e tangibili. Un mondo nel quale le parole “non si può fare” sono bandite, insomma un mondo nel quale riesci a sognare tenendo i piedi ben saldi sul tuo tappeto nel salone. Finalmente quella donna si gira verso di me, non servirà parlarvi di lei, basta descrivervi una sua espressione. Ormai il caffè è finito ma il suo sguardo sognante rimane.

1. Perché avete scritto questo libro?
Perché abbiamo constatato che gli educatori hanno una funzione centrale per la nostra società: prepararci ad affrontare le sfide del futuro e che hanno pochi strumenti in tal senso.
Oggi nel mondo della scuola c’è uno stato di generale insoddisfazione:
- I giovani sono insoddisfatti perché l’educazione tradizionale si é mostrata inadeguata  per aiutarli a affrontare  il futuro e spesso si annoiano a scuola.
- I genitori sono insoddisfatti perché pensano che la scuola abbia abbandonato la sua missione educativa e hanno bisogno di aiuto.
- Gli educatori trovano i ragazzi pigri, poco volenterosi, trovano i genitori ostili, poco collaborativi e trovano che non hanno a disposizione le risorse di cui avrebbero bisogno.
Esprimere la propria creatività non  può che fare del bene in quanto applicare le regole di base della creatività educa al pensiero autonomo  e all’ascolto attivo, favorisce la cooperazione.

2. Da professoressa a creativa, e poi a scrittrice sulla scuola, come mai questo percorso che la riporta al punto di partenza?
Sono approdata al mondo della creatività per caso. Otto anni fa ho conosciuto Hubert Jaoui e quando ho saputo che era un esperto di creatività applicata al mondo manageriale ho cominciato a fargli parecchie domande e le sue risposte mi hanno incuriosita.
Avevo inoltre capito che, in modo inconsapevole, avevo applicato delle tecniche di creatività in classe con i miei alunni e, poiché avevo lasciato la scuola da poco,  ho deciso di approfondire l’argomento. Da qui a collaborare con lui il passo è stato breve.
Ma nel corso delle varie collaborazioni con Jaoui, ho constatato che i manager vivono  in un’epoca di cambiamenti continui e improvvisi.  Questa constatazione mi ha portato a considerare che, nella scuola, almeno come l’avevo vissuta io otto anni prima, noi insegnanti eravamo poco proiettati verso l’educazione al futuro. Ecco perché sono ritornata al punto di partenza.

3. In un sistema scolastico molto criticato, secondo Lei la creatività può essere una soluzione ?
La parola creatività viene dal latino creare, che significa “ produrre, generare” e  viene definita come la capacità umana di produrre qualcosa che prima non c’era.
Si crea quando si riorganizzano elementi già esistenti in una nuova forma, si inventano delle soluzioni originali, si introducono nuovi elementi. È  in questo senso che la creatività può essere una soluzione per il nostro sistema scolastico.
Va detto che per essere efficaci, le nuove soluzioni devono essere consensuali e il migliore modo di pervenire a ciò é di farle nascere da un processo di co-creazione, coinvolgendo tutti gli attori principali, ossia  i giovani, gli educatori e i genitori.

4. A chi è rivolto questo libro?
Agli educatori e ai formatori. Non intendo quindi solo gli insegnanti ma anche i genitori , i  capi di Istituto, insomma tutto il mondo intorno all’alunno. Le tecniche e gli esercizi di  creatività riportati nella sezione ‘ il supermercato della creatività’ sono utili anche ai  formatori in generale.

5. Come nascono le tecniche e gli esercizi?
Alcuni li abbiamo ‘rubati’ dal passato, per esempio dagli esercizi spirituali di Ignazio
Lodola, dal  buddismo, dalla Psicosintesi di Roberto Assaggioli.
Altri sono nati, nel corso del tempo, nei nostri gruppi di ricerca.

6. Hubert Jaoui ha scritto vari libri su questo tema, rivolti al mondo aziendale.
La scuola può essere considerata un’azienda?
Se guardo al mondo aziendale, so che ogni azienda ha una sua vision e una sua mission.  In questa ottica i valori hanno un ruolo basilare. Spesso i problemi in azienda nascono  quando i valori dichiarati non corrispondono a quelli vissuti.
Nello stesso modo, se i valori che la scuola trasmette agli alunni non corrispondono a quelli  della società in cui gli alunni stessi vivono, nascono delle gravi incomprensioni a tutti i livelli:  personale, familiare e scolastico.
Per me la scuola è una grande azienda che dovrebbe avere un’apertura verso il mondo  esterno, essere ad esso collegata per potere preparare in modo adeguato i ragazzi ad  affrontare le sfide che li aspettano. Sviluppare nuove forme e nuovi modelli di orientamento  verso il mondo lavorativo è diventato un imperativo urgente.
Se ci pensiamo, nel ruolo del manager, come per l’insegnante,  c’è una missione educativa in quanto aiuta a crescere i propri collaboratori. È  compito del management instaurare un clima dialettico e un terreno favorevole alla nascita di proposte creative e, per fare ciò, deve lasciare autonomia alle persone e incoraggiare lo spirito d’iniziativa. Il buon manager, come il buon insegnante per i suoi alunni,  è colui che scopre in ciascun collaboratore i fattori specifici che lo motivano per poi indirizzarlo verso obiettivi di successo. Fondamentalmente il collaboratore accetta di impiegare le sue migliori capacità in cambio della ricompensa e, quindi, della soddisfazione del bisogno in cima alla piramide di Maslow, il bisogno di auto-realizzazione, bisogno fondamentale di ogni persona.

7. Qual è l’originalità del libro?
È l’approccio volutamente dialettico e integrato.
Come un vero e proprio manuale per l’uso, questo libro guida allo sviluppo del metodo per liberare il potenziale creativo che giace in ciascuno di noi.
Siamo partiti con delle interviste fatte ad alcuni studenti e ad alcuni professori. Ed è proprio il confronto tra loro che ci ha aiutato a consolidare le nostre proposte.
Abbiamo volutamente inserito all’inizio di ogni capitolo delle mappe mentali che offrono al lettore/lettrice varie possibilità di lettura consentendogli di scegliere il percorso da lui/lei privilegiato rispetto al tema trattato.

8. Perché l’educazione trascura l’intelligenza creativa?
La creatività è la capacità di creare. Ma cosa significa creare? Il dizionario ci propone la seguente definizione: “fare partendo da nulla  ciò che l’uomo non può ”. Effettivamente, per millenni, la creatività è stata guardata con sospetto e considerata una prerogativa divina cui gli uomini non possono avere accesso. Fortunatamente, a partire dall’epoca di  Galileo è iniziata la progressiva valutazione della creatività in quanto attitudine innata nella natura umana. In effetti, il suo campo d’azione coincide con l’intero campo del pensare e dell’agire umano. Henri Poincaré, ci ha fornito la seguente definizione: “ creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. Secondo questa definizione, creare consiste nel “realizzare un assemblaggio originale e utile associando elementi pre-esistenti”.
Lo scienziato, il matematico, il biologo,  associano dei differenti elementi per farne qualcosa di nuovo e allo stesso tempo utile,  riuscendo addirittura a introdurre nel mondo sostanze che non esistono in natura.
Va detto che la creatività considerata come attitudine a creare si distingue dall’immaginazione nella misura in cui è orientata verso la ricerca dell’efficienza., verso la traduzione in espressioni tangibili e utili.
La scoperta dell’intelligenza creativa è stata una vera rivoluzione, così sconvolgente da non essere ancora stata integrata nel sistema educativo della maggior parte dei paesi europei, ancora basato sullo sviluppo dell’intelligenza ‘convergente’, misurata dai testi di Q.I. La creatività é dialettica per essenza, non privilegia alcuna forma di intelligenza, ma cerca di unirle dialetticamente in quella che Silvano Arieti ha definito “ la sintesi magica “. L’intelligenza classica, chiamata convergente è un modello di funzionamento del cervello, un modello artificiale, ma non per questo da considerare negativamente, che permette di viaggiare agevolmente su percorsi già tracciati dagli esperti e consolidati nel tempo.
Considero un controsenso pauroso affermare che l’emisfero destro del cervello é creativo mentre quello sinistro é razionale. La creatività é il risultato della complementarietà tra i due emisferi, tra deduzione e intuizione, tra ragione e immaginazione, tra emozione e riflessione, tra pensiero divergente e pensiero convergente.

9. Allora, cosa si può fare?
Sappiamo che oggi non basta più”  viaggiare sui binari “. Non si tratta di evitarli  perché ancora in molti casi è il modo più economico e sicuro di procedere ma, per fare fronte ai cambiamenti in continua accelerazione e alla complessità crescente, c’è bisogno di sviluppare questa nuova competenza.
Sarebbe assurdo affermare che l’intelligenza convergente è inutile poiché ci fornisce strumenti pronti all’uso, evitando di inventarli nuovamente ogni volta che ci servono, e ci permette grandi risparmi. Essa risulta inefficace  quando si tratta di afferrare le novità, di inventare soluzioni inedite.
Di fronte a sfide alle quali non siamo preparati, confrontati a cambiamenti drammatici e a problemi completamente nuovi, abbiamo la scelta tra due possibilità:
- sia cercare di applicare a ogni costo soluzioni già conosciute, anche se non adatte al problema da risolvere,
- sia sforzarci di inventare soluzioni e di convalidarle, ossia verificare quella che corrisponde meglio al problema.
Ed è questo secondo atteggiamento che esprime una certa capacità creativa, capacità di inventare soluzioni allo stesso tempo nuovi ed efficaci.

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