Creativity Inside

Il metodo creativo

Creatività Made in Italy

Posted on | marzo 4, 2012 | No Comments

Quando è nato e chi è stato l’inventore del fax? Molti di noi a questa domanda risponderebbero che è nato circa quindici anni fa e probabilmente è stato inventato da un americano o un giapponese; qualcuno potrebbe azzardare che l’invenzione possa essere stata ad opera di un coreano o un indiano. Forse nessuno penserebbe ad un italiano e, men che mai, che tale invenzione possa risalire nintedimeno che a ben più di un secolo fa! Difatti, il problema nasce dal fatto che l’espressione fax è quella diffusa e molto recente ma quella originaria pantelegrafo è quasi del tutto sconosciuta. Giovanni Caselli, un abate italiano, nato a Siena nel 1815 e morto a Firenze nel 1891, prima di prendere i voti aveva studiato fisica a Firenze con il fisico di grande fama Leopoldo Nobili. Nel giugno del 1855 presentò a scienziati e politici fiorentini un telegrafo diverso da quello morse, che non aveva bisogno di punti e linee poichè riusciva a trasmettere e a far ricevere al ricevente, autograficamente, uno scritto, un disegno, una frase, anche se l’altro apparecchio si fosse trovato a chilometri di distanza. Caselli battezzò questo apparecchio con il nome di pantelegrafo, (dal greco tutto – lontano – scrivere  = telegrafo che scrive tutto).

Caselli dovette attendere però circa dieci anni per vedere in funzione la sua invenzione e solo a Parigi, non avendo trovato interesse in Italia. L’unico originale del pantelegrafo di  Giovanni Caselli è custodito presso l’Istituto Tecnico per Geometri “G.B. Della Porta” di Napoli, mentre una copia si trova al Museo del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma.

In estrema sintesi, il suo funzionamento si basa su un semplice principio: una punta di acciaio, attraversata da corrente elettrica, scorrendo su un foglio di carta imbevuto di una soluzione di prussiato giallo di potassio, vi lascia una traccia di colore blu di Prussia.

Il documento da trasmettere è scritto (parole, disegni, cifre o altro) direttamente su un sottilissimo foglio di stagno, impiegando un particolare inchiostro grasso (isolante) e viene posto su una tavoletta di rame di cui è dotata la macchina. Nella stazione ricevente, un foglio di carta imbevuta di prussiato giallo viene posto sulla lastra di rame dell’apparecchio ricevente. Ogni apparecchio era dotato di un doppio piatto a superficie cilindrica su cui disporre sia il disegno da trasmettere (su lamina di stagno) sia quello da ricevere (sul foglio di carta imbevuta di prussiato giallo di potassio), essendo possibile trasmettere e ricevere i disegni contemporaneamente.

I due apparecchi sono tra loro posti in comunicazione attraverso una linea elettrica. Nella stazione ricevente si riproduce così il FAX-simile di quanto è stato letto dalla stazione trasmittente. Il documento trasmesso appare come una traccia bianca su un fondo blu (come se fosse al negativo).

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