Creativity Inside

Il metodo creativo

Come uccidere la creatività

Posted on | febbraio 25, 2012 | No Comments

La nostra collega della Foundation for Creative Education di Buffalo, Teresa M. Amabile – che è anche docente di Business Admministration ad Harvard – espone in un articolo della rivista Harvard Business Review come, senza rendersene conto, molte imprese soffocano la Creatività.
Per essere precisi, ciò che viene chiamato Creatività, lontano dall’essere un’attività soltanto artistica, si applica in tutti i settori dell’impresa ivi comprese l’amministrazione e la contabilità e presuppone le tre componenti: la competenza, i talenti – che ella nomina Creativity thinking skills – e la motivazione.
Il talento creativo è determinato dalla flessibilità e dall’immaginazione di cui possono dare prova le persone nel loro avvicinarsi ai problemi.
La motivazione può essere esogena o endogena. La motivazione esogena è quella che può essere direttamente influenzata dall’ambiente di lavoro; la motivazione endogena riguarda la passione e l’interesse.

Il ruolo dei manager
I manager possono avere un’influenza sulle tre componenti della Creatività.
Il primo modo è certamente quello di proporre una formazione, un addestramento alle tecniche creative. La motivazione intrinseca endogena può essere considerevolmente aumentata da dei cambiamenti sottili nell’ambiente dell’impresa.
Teresa M. Amabile si appoggia ad uno strumento chiamato KEYS. Esso consiste in settantotto domande destinate a valutare le condizioni di lavoro, il clima e l’influenza degli stili di management.

Le sei categorie di pratiche manageriali
Si tratta di attribuire ai collaboratori i compiti, le missioni, i progetti che convengono loro meglio. Questo suppone che i manager abbiano una conoscenza ricca e dettagliata e dei loro collaboratori, e delle idee possibili da proporre loro.
La chiave del successo in creatività consiste nel dare alle persone una grande autonomia riguardo i mezzi e non inevitabilmente riguardo le finalità. Occorre essere estremamente liberi quanto al processo e gli obiettivi da raggiungere che devono, naturalmente, corrispondere alla strategia dell’impresa.

É possibile che i manager trattino male questa libertà; questo in due modi:
 sia che cambino obiettivi, sia che non li definiscano con sufficiente chiarezza;
 sia che diano ai loro collaboratori una falsa autonomia, una libertà di facciata che fa sì che, in caso di fallimento, costoro saranno stati i soli ad aver corso dei rischi.

1. Risorse
Le due principali sono il tempo ed il denaro. In alcune circostanze, la pressione del tempo può stimolare la creatività, ma quello che può ucciderla sono sia i termini troppo brevi, sia l’assenza di deadlines, gli orizzonti sfocati che tolgono ogni credibilità all’interesse che porta il management alla scoperta di idee o di soluzioni interessanti.
Le risorse materiali: il management deve trovare un equilibrio tra denaro, persone ed altri mezzi di cui un gruppo ha legittimamente necessità per raggiungere il proprio obiettivo.
Teresa M. Amabile fa osservare che occorre trovare un corretto equilibrio oltre il quale un eccesso di risorse può essere controproducente. Una risorsa spesso trascurata è lo spazio fisico. La creatività è favorita da luoghi tranquilli e confortevoli.
2. Il lavoro di gruppo
La composizione dei gruppi è un punto particolarmente delicato poiché si tratta di arrivare ad un equilibrio tra la diversità e l’interfunzionalità, e la capacità di dialogare e di scambiare; non soltanto rispettando ma valorizzando tutte le diversità. Un criterio sine qua non di motivazione è l’eccitazione che manifestano a priori i membri del gruppo. La peggiore delle trappole della creatività è quella di costituire gruppi omogenei.

3. L’incoraggiamento della gerarchia
La motivazione endogena viene dall’argomento stesso e questa motivazione ha lo stesso bisogno di essere sostenuta dagli sguardi e dalle parole; in una parola, dalla considerazione che i capi possono accordare ai loro collaboratori impegnati in un processo d’innovazione. In compenso, quello che ucciderà la creatività sono l’indifferenza, lo scetticismo, i ritardi messi per dare un feed-back, l’incapacità di mostrarsi positivi nell’accoglienza delle idee.
Questo fattore di negatività è molto diffuso a causa di una cultura della valutazione che incita i collaboratori di ogni livello a manifestare uno spirito critico permanente, ben inteso, ai costi delle nuove idee.

Un altro mezzo per incoraggiare e sostenere lo sforzo creativo consiste – ben inteso da parte dei manager – nell’essere esemplari, cioè nel fungere da modelli per i propri collaboratori attraverso il proprio comportamento.

4. Appoggio dell’organizzazione
Oltre all’incoraggiamento portato dai capi, la creatività è fortemente favorita quando è l’organizzazione intera a sostenerla. Per quanto possibile, si devono evitare i premi e gli incoraggiamenti finanziari poiché questi potrebbero fare deviare e denaturare la motivazione.
In compenso, un’organizzazione che incoraggi e faciliti gli scambi, la messa in comune delle informazioni, la gestione della conoscenza e delle competenze, è molto propizia per lo sviluppo della Creatività. In compenso, i conflitti politici all’interno dell’impresa sono piuttosto temibili.

5. Conferma
Nell’ultima parte del suo articolo, l’autrice spiega uno studio svolto presso due dozzine di gruppi, durato due anni in sette imprese appartenenti a tre settori: high-tech, prodotti di consumo e chimica. Ogni persona implicata in questo studio doveva ogni giorno inviare un’e-mail confidenziale ai ricercatori. Naturalmente, le conclusioni di questo studio confermano totalmente i punti esposti nell’articolo: lo sviluppo della creatività dell’impresa è nelle mani dei manager quando pensano, disegnano e creano l’ambiente di lavoro.

6. L’ultima sfida
La creatività esige spesso che i manager cambino radicalmente il modo in cui conducono il lavoro di gruppo e generalmente ciò richiede un conseguente sforzo di cambiamento della cultura d’impresa.
Essi devono affrontare questa sfida: quando la creatività è uccisa, un’impresa perde la sua anima, il suo vantaggio competitivo più importante, le nuove idee. Ma può anche perdere l’energia e il coinvolgimento del personale.

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